az agr2.jpg
az agr2.jpg

Il Forno d'Abruzzo


Le radici di una tradizione

SCROLL DOWN

Il Forno d'Abruzzo


Le radici di una tradizione

NEL CUORE DELL'ITALIA

Il Forno d’Abruzzo, così viene chiamato il piccolo altopiano a forma di anfiteatro nel cui epicentro si trova Ofena, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. E’ un forno molto particolare perché giace sotto il Calderone, l’unico ghiacciaio degli Appennini e il più a sud del nostro emisfero: insomma un forno con annesso frigorifero. L’aria che spira dalla montagna rinfresca le giornate estive come se fosse in azione un gigantesco condizionatore naturale. C’è un altro fatto significativo che testimonia il legame di questo territorio con la viticoltura: la provincia dell’Aquila in generale e la zona di Ofena in particolare erano le maggiori produttrici di vino della regione fino alla seconda guerra mondiale (come documentano gli annuari vitivinicoli del tempo). Solo in seguito il testimone della quantità è passato alle terre più facilmente coltivabili delle province costiere.

 

La storia

La zona fu abitata dai Vestini, popolo pre-romano, almeno dal quinto secolo avanti Cristo, il periodo in cui venne scolpito il celeberrimo Guerriero di Capestrano. L’inconfondibile statua, oggi assurta a simbolo della civiltà degli italici, venne ritrovata a pochi metri dai vigneti dell’azienda e, proprio per questo, riprodotta in etichetta da Antonio Cataldi Madonna fin dal 1975. Ofena e Capestrano appartennero agli Acquaviva nel basso medioevo, ai Piccolomini durante il rinascimento e ai Medici subito dopo. Nonostante la presenza del Regno di Napoli la casata fiorentina riuscì a mantenere per secoli il possesso della piccola enclave, sorta di isola medicea nel mare borbonico. Questo lungo imparentamento con la Toscana induce molti a pensare che sia stato proprio l’altopiano di Ofena a dare i natali al Montepulciano d’Abruzzo: connubio tra biotipi locali e sapienza vitivinicola toscana.